Fotografia Virtuale: Cos'è?
La fotografia virtuale. (Prima Parte)
Analisi dell’utilizzo di un programma virtuale per la realizzazione di immagini dalla resa fotografica – a cura di Paolo Poli fotografo di Controluce srl Due Carrare Padova
Alcuni programmi per computer , che si sono evoluti negli ultimi anni e che hanno nomi diversi a seconda della piattaforma su cui “girano”( i più noti sono cinema 4d per l’ambiente Mac, Studio 3D di Max in ambito Windows e altri ancora open source come Blender ) permettono ad operatori preparati di costruire ambienti e oggetti tridimensionali, di applicare loro sofisticate texture per simulare i più disparati materiali , di illuminare la scena con luci naturali o con illuminazioni artificiali simulando le luci di un set.
Quando conviene usare la fotografia tradizionale analogica o digitale o utilizzare l’immagine virtuale .
La fotografia tradizionale digitale o analogica viene tuttora usata in alcune settori della comunicazione visiva.
Ad esempio nella fotografia denominata “di moda “ o nella fotografia che contiene elementi umani, nella fotografia giornalistica, nel reportage, nella fotografia di strada, nella fotografia scientifica - come ad esempio nelle immagini ad alta velocità o al microscopio, o semplicemente nella fotografia naturalistica e in tanti altri campi- la fotografia virtuale attualmente non esiste.
Alto campo in cui la fotografia reale non ha rivali è la fotografia di “ emozione “.
La fotografia virtuale ha trovato tuttavia negli ultimi anni numerose applicazioni : La costruzione – detta in termine tecnico modellazione - di un prodotto anche complesso ( dall’auto al mobile ) che non esiste ancora nella realtà ( prima di arrivare alla produzione neanche in forma di prototipo ) o che deve essere rivisitato in tutto o in parte.
Altra applicazione , la più classica , la si trova nella costruzione di ambienti che devono avere determinate caratteristiche tecniche sia di finitura, di dimensione, di illuminazione di forme a volte impossibili da realizzare nella realtà.
Normalmente la costruzione di un ambiente virtuale può essere più veloce e pertanto il costo normalmente si abbassa ; ma non è solo questo a far preferire la foto virtuale alla foto tradizionale : molte volte si cerca un ambiente pressoché impossibile da realizzarsi se non a costi “ proibitivi “ o che dista moltissimo dall’azienda o che trovandolo ci si accorge che è troppo piccolo per contenere i prodotti da fotografare e per gli spazi tecnici necessari ad una corretta ripresa.
E’ pur vero che la diffidenza maggiore da parte di architetti, manager è molto alta in quanto si tende a non cambiare la strada che si è percorsa in tanti anni. Ci si affeziona al fotografo , alle sue luci ai suoi punti di vista , al buyer, ai complementi di arredo ricercati con cura maniacale, normalmente procurati dall’art buyer con cui si ha un grandissimo feeling, si teme che la “ definizione “ e il risultato visivo sulla pagina di una rivista sia più scadente. Basta pensare che ormai il 90% di foto di automobili sono virtuli in quanto il risultato è più duttile si può preparare una campagna prima dell’uscita dell’auto e a volte del prototipo finito; Sono ugualmente immagini costose ma sempre meno che fotografare le auto nella realtà.
Anche se esistono queste plausibili resistenze d’altra parte però, con la fotografia virtuale, ci sono molti altri vantaggi: ad esempio lo stesso ambiente già realizzato lo si può vedere con illuminazioni completamente differenti (notte, giorno luce artificiale etc ) oppure ci si può muovere all’interno dell’ ambiente per cercare punti di vista più inusuali.
Non è assolutamente vero , e lo ribadisco, che la qualità di stampa sia inferiore per un ambiente virtuale che per un ambiente reale in quanto i file , la loro definizione e tutti gli altri parametri sono gli stessi e perfettamente uguali ai parametri usati per le foto che siamo abituati a vedere. Quello che fa la differenza in ogni caso è l’illuminazione, il fotoritocco, la kromia …
In alcuni casi ci si scontra spesso in quegli ambiti in cui l’immagine può essere realizzata sia tradizionalmente che virtualmente. A mio parere , e non ho dubbi, se devo realizzare un ambiente preferisco di gran lunga perseguire la strada fotografica di qualità , sempreché il budget, gli spazi i tempi lo permettano e avere a disposizione Art-buyer di effetiva capacità e gusto.
L’immagine è nel 90% dei casi superiore perché riproduce fedelmente la realtà con i suoi difetti, luci ombre etc .
Negli ultimi tempi , complice la crisi, siamo sempre alla ricerca di ottenere il massimo spendendo il meno possibile. E’ una politica che ha investito anche il mondo della fotografia virtuale declassando questa tecnica agli occhi di molti. Ma non è l’uso della virtualità ma tutto dipende da come la si usa. Anche in fotografia possiamo avere risultati assai scarsi sia se usiamo una macchina a banco ottico con pellicola , una reflex in pellicola o digitale. Si vedono molto spesso delle immagini virtuali talmente scadenti che anche se fossero state realizzate fotograficamente – il committente non le avrebbe mai accettate.
Nelle fotografie di emozione ( non parlo qui del cosidetto macro o close-up ) la fotografia ben fatta è senza dubbio senza paragoni in quanto riesce a trasmettere bellezza, precisione umana, sfumature, colore , ombre e luci senza dubbio in maniera fantastica e impareggiabile.
Questo dipende dal fatto che nella fotografia tradizionale è molto veloce lavorare con l’illuminazione e il risultato –anche senza scattare – viene subito visto dall’occhio del fotografo. Nella fotografia virtuale , pur avendo a disposizione ogni sorta di illuminatori , per esaminare lo spostamento di una fonte luminosa bisogna per lo meno fare un pre-rendering anche magari solo della portzione interessata ma questo comporta , nei casi più semplici diversi minuti.
Come si costruisce un ambiente virtuale.
Una volta costruita la scenografia ovvero la struttura architettonica , si applicano le texture che vanno a simulare il materiale si sceglie la posizione della camera virtuale , l’ottica , il punto di vista desiderato , si sistemano le luci e si renderizza. Si ottiene il rendering dell’immagine., che dovrà poi essere “rifinito” in post-produzione.
Normalmente chi lavora con programmi di elaborazione grafica viene definito un grafico, ma oggi visti i programmi a disposizione il confine tra un grafico e un fotografo che utilizza dei programmi di renderizzazione si è fatto più netto ed io definisco questa nuova figura un fotografo virtuale che ha delle competenze che toccano diversi argomenti.
Esistono, come per gli illustratori, dei fotografi virtuali che cercano di rappresentare in modo fedele qualcosa di esistente –come fa il classico fotografo-, sia dei fotografi virtuali in grado di produrre con perfetta simulazione qualcosa di inesistente similmente al lavoro dell’illustratore iperrealista.
Molto spesso in questi ultimo decennio anche il lavoro del fotografo tradizionale ( sia che lavori su supporto digitale o analogico convertito poi in digitale ) sconfina nel lavoro grafico in quanto si tende ad utilizzare sistemi, programmi computerizzati per ottenere più velocemente un immagine, e a volte ottenere risultati pressoché impossibili dalla vera fotografia. Si tratta del fotoritocco che permette di ottenere risultati strabilianti in ogni campo tanto e viene talmente utilizzato che è entrato nel linguaggio comune il verbo “fotoscioppare”
L’operatore che utilizza tali programmi deve essere una persona estremamente eclettica; La definizione fotografo virtuale riguarda il fatto che l’operatore , al di là di conoscere perfettamente l’uso del programma per la realizzazione di immagini virtuali, deve avere le nozioni fotografiche su focali, obbiettivi, inquadratura, punti di vista, illuminazione sui diversi materiali. Anche se non richiesto dai programmi di realtà virtuale un fotografo virtuale preparato deve saper disegnare con destrezza conoscere alla perfezione le regole della prospettiva e conoscere la storia dell’architettura , deve avere buone conoscenze l’interior design, deve essere continuamente aggiornamento sui nuovi prodotti per i complementi di arredo nonché delle novità edilizie presenti sul mercato.
Fondamentale, al di là di quanto sopra specificato , è la conoscenza di uno o più programmi di fotoritocco (esempio Photoshop ) in quanto le immagini ,dopo la renderizzazione, vanno sempre rifinite nei dettagli. Questa è una fase importante che fa la differenza tra una immagine ben costruita e una immagine ben costruita ma anche rifinita alla perfezione, tanto da sembrare vera.
Altra caratteristica del fotografo virtuale è che deve essere una persona con grandissima autocritica disposto con “disinvoltura” a ricominciare dall’inizio se non riesce a raggiungere gli obbiettivi prefissati.
Le caratteristiche del fotografo virtuale sono assai importanti, anche se a prima vista anche un operatore con poca esperienza raggiunge velocemente dei risultati apprezzabili. La differenza si nota maggiormente su ambienti complessi dove ogni fattore “ fà la differenza”.
In questo Controluce srl, avendo le sue radici affondate nella fotografia analogica e digitale è avvantaggiata in quanto “possiede” l’esperienza fotografica maturata in oltre 30 anni di Fotografia analogica , digitale nei più disparati campi e ogni immagine viene discussa con occhio fotografico.
Il mercato della fotografia Virtuale
Esistono sul mercato diversi studi di elaborazione grafica dell’immagine
a) Studi che creano prevalentemente immagini virtuali di fantasia pura dove “è più facile “ ottenere un risultato “ credibile “ in quanto non ci si misura mai con la realtà ma con una fantasia realistica o iperrealistica. Caratteristica di questi studi è la grandissima creatività interpretativa di ogni situazione e una perfetta conoscenza del programma , prospettive etc.
b) Studi che cercano di rendere l’immagine il più simile ad una fotografia: è una battaglia in quanto il rendering tecnicamente è perfetto; ma l’occhio umano e la realtà no, per cui l’operatore deve intervenire in fase finale per aggiungere “ difetti “ che possano rendere l’immagine “ imprecisa”, ma veritiera. E’ un lavoro certosino perché spesso è una questione di sensibilità.
c) Studi che partendo da soluzioni di ambienti (dette ossature ) che si possono trovare in internet cercano di adattare le necessità del cliente a quanto reperito, aggiungendo il prodotto principe del cliente – il più delle volte fotografato- o nei casi migliori se possibile e percorribile, modellato attraverso programmi virtuali che danno la forma e il materiale.
Questa soluzione presenta sia problemi tecnici ( fughe prospettiche, deformazioni , illuminazione ) come le prospettive che non concordano e anche problemi per la cessione dei diritti d’uso delle immagini di base.
In una categoria a parte metterei :
- gli studi che progettano automobili, aerei, navi etc o che realizzano immagini di comunicazione su questi prodotti. Normalmente sono studi di notevoli dimensioni in cui il lavoro viene suddiviso in più persone ed è estremamente specializzato.
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Gli studi per produzione di film in cui la virtualità è sempre più presente. Programmi ad hoc vengono utilizzati per animare personaggi, per creare foreste ( esempio eclatante è il film Avatar ) automobili, animali etc. Sono studi di enormi dimensioni in cui il progetto viene suddiviso in moltissimi capitoli ed ogni sequenza viene assegnata ad un gruppo di operatori virtuali. Per esperienza diretta ho conosciuto uno dei 27 ingegneri che hanno creato il programma “maya” per la creazione di questo tipo di filmati. Da questo ingegnere ho saputo che è rimasto per circa 18 mesi in Nuova Zelanda per seguire l’equipe di operatori (1800) che lavoravano per la realizzazione dell’ultimo film “Il Signore degli anelli “ . Il suo compito era di sorvegliare il software e di risolvere bug del programma che si venivano a trovare nel corso della lavorazione.
